Uno dei tanti consigli delle banche alla propria clientela è quello di diffidare dei siti bancari senza il "lucchetto giallo" in basso a destra, che indica la presenza di una connessione sicura.
C'è anzitutto da segnalare che molti siti bancari (ad esempio Fineco) già da tempo hanno rinunciato a far apparire il lucchetto standard, poiché suddividendo il proprio sito in frames hanno preferito tenere parte delle pagine al di fuori della connessione SSL. La decisione è dettata anche da ragioni di praticità, infatti una pagina crittografata si caricherà sempre più lentamente di una pagina normale.
Un'altra "spallata" alla regola d'oro del lucchetto la sta dando una nuova tattica (non ancora apparsa in Italia, ma non penso che dovremo attendere ancora a lungo) definita "secured phishing". In cosa consiste? Niente di più facile: il sito di phishing viene caricato col protocollo https, mentre il lucchetto di "sito sicuro" fa la sua magica comparsa in basso a destra grazie a un certificato auto-firmato.
A onor del vero questa tattica l'avevo usata nel Novembre 2004 in un tutorial di Mondadori, dove avevo replicato un sito di e-commerce (falso, ovviamente) usando un server provvisto di cifratura SSL e certificato digitale. Il punto è che nessun utente verifica il lucchetto facendoci doppio clic sopra e controllando che il certificato sia in regola, quindi la sola presenza del segnale di "sito sicuro" è sufficiente per far abbassare le difese a una larga fetta di navigatori.
Da ricordare: la presenza del lucchetto vuol dire unicamente che - se non avete la sfortuna di essere vittima di un attacco man in the middle - vi sarà una buona probabilità che i dati fra il vostro PC e il server viaggino in modalità cifrata. Punto. Il solo lucchetto non certifica che il server di destinazione sia legittimo.