Nei mesi passati ho ricordato più volte quanto la crittografia WEP sia insicura e di come sia necessario passare almeno al protocollo WPA. Una delle raccomandazioni nell'implementazione del WPA, tuttavia, è quella di scegliere una password molto lunga, almeno una ventina di caratteri, per rendere le comunicazioni estremamente difficili da decrittare.
L'altro giorno in un suo articolo su ZDNet George Ou ha però rilassato in un certo senso queste restrizioni, affermando che se è abbastanza complessa (lettere maiuscole, minuscole, numeri ecc) la password può anche essere di 7-8 caratteri.
Il mio consiglio ovviamente è quello di usare una password lunga e complessa. Inoltre, non abbiate paura a usare segni di interpunzione all'interno della password, come il punto, la virgola, l'esclamativo, ecc. Un'ottima password, ad esempio, potrebbe essere un indirizzo e-mail associato a un numero telefonico di uno o più conoscenti, tipo: Pinco.Pallino@Azienda.it:3351234567
Facile da ricordare e impenetrabile (a meno che ovviamente non vi rubino l'agenda).



Mi ricordo di aver letto un metodo incredibilmente semplice e (a mio parere) efficacissimo per creare una buona password. Si tratta di pensare ad una poesia, una canzone o un'opera letteraria che ci piace, prendere un versetto o un brano e creare la password inserendo le iniziali delle parole che compongono il versetto stesso. Ovviamente più è lungo e vario e meglio è. Ad esempio:
"Amor ch'a nullo amato amar perdona
mi prese del costui piacer sì forte
che come vedi ancor non m'abbandona"
Diventerebbe:
Acanaapmpdcpsfccvanma
E se ne possono creare anche di complicate
Scritto da: Nicola | 17 novembre 2005 a 23:38