Ecco un'altra bomba contro la privacy. Il Governo degli Stati Uniti sta raccogliendo materiale per difendere in una corte federale la costituzionalità del Child Online Protection Act, una legge affossata nel 2004 che ora si cerca di resuscitare.
L'amministrazione Bush è interessata a sapere qual'è la percentuale delle ricerche on-line che finiscono con l'accesso a materiale pornografico, e per questo ha chiesto ai principali motori di ricerca di consegnare i loro dati di traffico. Per la precisione il governo ha chiesto 1 milione di Url, casuali e indifferenziate, ottenute a seguito di altrettante query da parte degli utenti dei motori.
Yahoo, Microsoft e America Online hanno subito fornito i dati, mentre Google ha risposto "picche".
A seguito del suo rifiuto, il governo federale sta ora cercando di costringere Google - che secondo uno studio di Nielsen/NetRatings detiene il 46 percento di tutte le ricerche on-line - a consegnare i suoi dati di traffico, aprendo di fatto un nuovo fronte nella guerra sulla privacy.
C'è da sottolineare che anche se questa volta i dati richiesti sono casuali e non collegati a informazioni personali su chi ha effettuato le ricerche, la questione potrebbe rappresentare un precedente legale da usare come grimaldello per ottenere - in futuro - dati più specifici.
Ma quante informazioni personali possono acquisire i motori di ricerca? Potenzialmente molte, a leggere questo articolo di Wired. Se ad esempio usate Google sia per la posta (Gmail) sia per le ricerche on-line, in teoria l'azienda potrebbe essere in grado di collegare i due dati.
Soluzione? Cancellate regolarmente i cookie.
E se non vi crea troppo fastidio cercate di usare due servizi diversi per la posta on-line e per le ricerche web (ad esempio se possedete una Gmail usate MSN Search per le ricerche, mentre se avete un account su MSN Hotmail eseguite le ricerche con Google).



Commenti