La paura di volare da tempo ha assunto un nuovo significato. La paranoia da attentato terroristico ci spinge non solo a imbarazzanti spogliarelli davanti ai metal detector (agli aeroporti di Mosca, ma non è l'unica città, da un paio d'anni ormai è d'obbligo togliersi le scarpe e zompettare dentro mini-sacchetti di plastica), ora negli USA potrebbero sequestrarvi il computer e compiere un'approfondita analisi dei suoi contenuti.
Ne parla Punto Informatico:
La Association of Corporate Travel Executives, ACTE ha diramato un allarme a tutti i propri soci secondo cui "con le attuali leggi americane, agenti governativi possono sequestrare e analizzare il computer portatile di un viaggiatore, i suoi dischi e altri media elettronici quando arriva negli Stati Uniti da un volo internazionale o parte dagli Stati Uniti verso un altro paese".
E in effetti il comunicato dell'ACTE non lascia spazio ad alcun dubbio:
The Association of Corporate Travel Executives (ACTE) is warning its members that under U.S. law, government agents may seize and search a person´s laptop computer, computer discs, and other electronic media when that person arrives in the U.S. from abroad or departs from the U.S for a foreign country. The law applies equally to U.S. passport holders and non-U.S. passport holders. The association is advising business travellers to be cautious in carrying proprietary information across U.S. borders.
Il mio consiglio si esaurisce in un'unica parola: crittografia.



Veramente servono due parole: crittografia e backup.
Altrimenti se ti tocca aspettare un anno per riavere il laptop tanto vale che cambi lavoro...
Inoltre mi immagino la scena che in un futuro mi potrebbe capitare: i doganieri mi sequestrano il laptop, e nell'avviarlo hanno l'amara sorpresa: tutte le partizioni cifrate; ora però scatta la domanda più inquietante: quale sarebbe la successiva mossa delle autorità (non sono ammesse risposte tipo "non possono farti niente, non hanno nessun diritto...")?
Scritto da: supernaicol | 26 ottobre 2006 a 10:52
Beh, una partizione cifrata altro non è che un file nascosto da qualche parte. Assume la condizione di "partizione" solo se lo esegui (questo vale ad es. per un PGP virtual disk).
Se accendono il computer e salta su un messaggio "inserisci password" allora hai un problema. Se invece infili il tuo file crittografato da 50GB in una cartella remota e non facilmente intuibile, magari cambiandogli temporaneamente estensione, hai buone probabilità di non farlo notare.
E sì, ovviamente serve anche un backup.
Scritto da: Locutus | 26 ottobre 2006 a 11:14