Basta ascoltare col proprio PC un determinato CD musicale distribuito da Sony (ma anche altri potrebbero avere lo stesso problema) e protetto da un metodo anti-copia, per ritrovarsi un rootkit nel computer.
La cosa brutta è che se si tenta di rimuovere il rootkit con un apposito programma anti-malware, alcune parti del proprio sistema non funzioneranno più! Lo ha scoperto, a proprie spese, l'esperto di security Mark Russinovich.
Il fatto è molto grave.
C'è da chiedersi fino a dove si spingeranno le aziende, produttrici di software e altri contenuti digitali, con l'implementazione del DRM. I software, le canzoni, i film che compriamo o che scarichiamo legalmente da Internet non sono ovviamente nostri, bensì di chi li ha prodotti. E questo va bene.
Chi li produce o li distribuisce, poi, ha il diritto di imporre le "modalità di fruizione" che vuole lui - come ad esempio il divieto di fare più di N copie, o la condizione che dopo un certo numero di fruizioni il contenuto si auto-distrugga, ecc. E al limite anche questo va bene (tutt'al più se queste modalità non ci piacciono nessuno ci costringe a comprare) a patto che esse siano ben indicate sulla confezione del prodotto.
Ma che l'imposizione di queste modalità di fruizione venga implementata con tecniche subdole o al limite della legalità, questo non va più bene. Sarebbe come se il produttore di un film infiltrasse una microspia nel salone di casa nostra per controllare che i DVD che abbiamo acquistato non vengano copiati o usati contro il suo volere.
E se per caso noi trovassimo la microspia e la rimuovessimo, di colpo la TV, il lettore DVD e il videoregistratore potrebbero smettere di funzionare.
Si tratta di un comportamento prepotente e arrogante. Non va preso sottogamba solo perché avviene all'interno di un PC anziché nel salotto di casa. Se lasciamo passare queste tecniche, in un futuro non troppo lontano potremmo rischiare di trovarci realmente le "cimici" in casa.